
ANCHE IN ITALIA AUMENTA LE RICHIESTA DI TRATTAMENTO DELLA GINECOMASTIA
Sempre più uomini si rivolgono al chirurgo plastico perché soffrono della cosiddetta “ginecomastia”, ossia l’ingrandimento patologico della ghiandola mammaria. Un problema che colpisce soprattutto, ma non solo, gli adolescenti sotto i 30 anni, spesso affetti da disturbi ormonali, e gli adulti sopra i 60 anni che si sottopongono a terapie ormonali per il tumore alla prostata. Tuttavia sembra che questa patologia abbia conosciuto negli anni un notevole aumento: negli Usa si parla addirittura di un 20% in più negli ultimi due anni. n andamento simile a quello che si registra nel nostro paese, a giudicare dalle richieste che arrivano sempre più frequentemente ai chirurghi plastici.
Tra gli agenti che possono modificare il rapporto tra ormoni maschili e femminili ci sono molte abitudini contemporanee come: l’abuso di antidepressivi o di farmaci a base di digitale, l’assunzione di cannabis o il ricorso a sostanze dopanti ed integratori alimentri. Ci sarebbe però anche un problema indipendente dalla nostra volontà e correlato all’utilizzo di estrogeni sintetici nella catena alimentare come risulta da un inchiesta del Sunday Times che suggerisce tale ipotesi sulla base di una ricerca scientifica condotta in Gran Bretagna studiando un grande campione di tessuti prelevati da soggetti maschi.
La ginecomastia è conosciuta fin dagli albori della medicina, ne parla Erodoto nelle Storie a proposito delle popolazioni sciite e sembra che anche Tutankhamen ne fosse affetto. Può essere mono o bilaterale e spesso l’aumento di dimensioni della mammella maschile è associato a sensazione di tensione o vero e proprio dolore. Comune a tutti i pazienti è un importante disagio psicologico che avvertono soprattutto quando i devono spogliare in palestra o al mare. In ogni caso, prima dell’intervento, è bene sottoporsi a una mammografia in modo da escludere che si tratti di una falsa ginecomastia, dovuta soltanto ad una accumulo di grasso in sede mammaria.
L’intervento è piuttosto e consiste nell’asportazione della ghiandola mammaria, cosa che nell’uomo non crea alcuna complicazione dato che non è un organo funzionale, seguita dal suo esame istologico che permette di escludere eventuali degenerazioni di tipo maligno. L’intervento si esegue in anestesia locale o se richiesto dal paziente anche in generale, con una piccola incisione di qualche centimetro a livello dell’areola mammaria. Il post operatorio non è doloroso e il ritorno alle attività di lavoro si realizza nel giro di una settimana. L'operazione può essere abbinata ad una liposuzione, non per aspirare il grasso in eccesso, ma per sfumarlo attorno al vuoto che si crea dopo l’asportazione, in modo da ricreare la curva del petto in modo naturale. In casi in cui la pelle si è distesa molto la liposuzione, inoltre, favorisce la retrazione cutanea.